22 Dicembre 2015

Made in Emilia Romagna il futuro della mobilità sostenibile

Sono 13 i distretti industriali riconosciuti dall’Istat per la Regione Emilia Romagna, ma ce n’è già un quattordicesimo pronto ad entrare ufficialmente nell’elenco: si tratta del progetto E-Rmes, che raggruppa circa una ventina di aziende che si occupano di mobilità elettrica sostenibile.

Forse non tutti lo sanno, ma in Emilia Romagna hanno sede le uniche due aziende in Italia che sono già in grado di mettere su strada una motocicletta e un auto elettriche, ma intorno a loro gravitano molte altre PMI che danno vita ad una filiera che racchiude in sé tutte le competenze necessarie a sviluppare veicoli d’avanguardia con il valore aggiunto dato dall’integrazione tra le aziende del territorio per aumentare la loro competitività con un’offerta di prodotti ad alto valore aggiunto, complementari e integrati. Tra queste, figurano anche nomi altisonanti del settore automotive italiano, come la Magneti Marelli, Ducati, BredaMenarini e Landi Renzo, numero uno mondiale per gli allestimenti Gpl-metano.

Come recita lo statuto, l’obiettivo di E-Rmes è “condividere una visione a breve, medio e lungo termine della mobilità elettrica e di quanto essa sia essenziale per uno sviluppo sostenibile della mobilità nelle città, nel territorio e per tutti gli usi di trasporto personale e collettivo, delle merci nel breve e medio raggio.”

Le aziende aderenti ad E-Rmes sono già riuscite a creare prodotti di assoluta avanguardia, in grado di contribuire in maniera forte alla risoluzione dei problemi legati alla mobilità sostenibile. La Ducati Energia, ad esempio, ha brevettato negli scorsi anni la bicicletta elettrica a pedalata assistita Free Duck, in dotazione anche a Poste Italiane, mentre la BredaMenarini è arrivata addirittura a produrre un minibus elettrico da 31 posti che può muoversi in autonomia per 140 km ad una velocità massima di 40 chilometri all’ora. La reggiana Landi Renzo, invece, sta per omologare un sistema che permette di “ibridare” autovetture tradizionali a trazione anteriore sostituendo le due ruote posteriori con ruote dotate di motori elettrici integrati.

Uno dei problemi più grossi che queste innovative aziende stanno incontrando è costituito dal fatto che le aziende automobilistiche non forniscono mezzi semi allestiti, e quindi la trasformazione in veicoli elettrici deve comunque partire dallo smantellamento degli originali, il che genera uno spreco che si tramuta in costi inutili.

Nonostante questo, gli ingredienti per fare dell’Emilia Romagna una “electric motor valley” di certo non mancano, e c’è da scommettere che nei prossimi anni le aziende aderenti ad E-Rmes avranno un ruolo di primaria importanza nel rendere la mobilità sostenibili alla portata di tutti.

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