28 Giugno 2016

Brexit: ecco quale sarà l’impatto sulle PMI Made in Italy

Con il referendum dello scorso 23 giugno la Gran Bretagna ha ufficialmente decretato la sua uscita dall’Unione Europea. Nei fatti, la situazione tornerà ad essere quella del 1973, anno dell’ingresso britannico nel mercato unico.

Sono in molti a chiedersi quali saranno le conseguenze della Brexit, e se le prime a venire in mente sono comunque quelle geopolitiche, a preoccupare sono anche quelle relative all’economia, a livello nazionale e, soprattutto, internazionale.

Molto preoccupate, da questo punto di vista, sono anche le imprese italiane: l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito comporterà, molto probabilmente, la reintroduzione dei dazi per i prodotti in ingresso sul mercato britannico. Alle nostre PMI, questo potrebbe costare fino a 1,12 miliardi di euro, una cifra pari allo 0,25% dell’export italiano nel mondo. Il costo della reintroduzione dei dazi, quindi, potrebbe valere più del 5% del valore esportato, quantificato dall’Istat per il 2015 in 22,5 miliardi di euro.

I dati sono stati diffusi in questi giorni da Prometeia, azienda di consulenza, che ha analizzato l’impatto della Brexit sull’export Made in Italy.

Secondo lo studio, l’impatto sulle nostre aziende sarà diverso in base alla loro specializzazione, considerato che gli accordi commerciali attualmente in vigore tra Gran Bretagna e Paesi Extra UE individuano dazi differenti in base alla tipologia di prodotti importati. A risentirne maggiormente potrebbero essere le aziende dell’agroalimentare, considerato che i dazi per le produzioni alimentari in ingresso arrivano a superare il 30%. Più contenute, invece, sono le tariffe previste per le produzioni ad alta componente innovativa.

I settori della meccanica, della farmaceutica e degli altri mezzi di trasporto, in particolare, valgono un quarto dell’export manifatturiero Italiano nella Gran Bretagna, e proprio in questi settori si prevede che l’impatto della Brexit possa essere limitato.

Ben diversa, invece, è la situazione per i settori più caratteristici del Made in Italy, cioè l’agroalimentare e l’abbigliamento. Ipotizzando l’applicazione di tariffe medie sui dati del 2015, le imprese alimentari italiane potrebbero subire un danno fino a 450 milioni di euro, pari al 14% delle proprie vendite sul mercato, mentre il settore moda dovrebbe fare i conti con perdite di oltre 200 milioni di euro, cioè il 9% dell’esportato del comparto.

Si tratta, in ogni caso, di semplici stime calcolate sulla base degli accordi commerciali che attualmente legano la Gran Bretagna ai Paesi extra UE. C’è la speranza, quindi, che i trattati finali siano meno impattanti di quanto si possa ipotizzare oggi. Rimane comunque il fatto che questa scelta non sarà certo priva di risvolti importanti per le nostre aziende.

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