6 Ottobre 2016

Il Made in Italy incontra il digitale

Stefano Micelli, direttore scientifico di Fondazione Nord Est, presenta la ricerca che indaga il rapporto tra manifattura tradizionale e tecnologie dell’innovazione

Artigianato digitale: quello che fino a qualche tempo fa poteva sembrare un ossimoro, presenta oggi numerosi casi di successo. Aziende che, adottando le nuove tecnologie digitali, sono state in grado di apportare innovazione ai processi produttivi e comunicativi della propria azienda.

Stefano Micelli, curatore di New Craft e autore dei volumi “Futuro Artigiano” e “Fare è innovare”, ha avviato, in collaborazione con Banca IFIS, una ricerca che indaga proprio la diffusione delle nuove tecnologie digitali all’interno del tessuto imprenditoriale italiano. La ricerca, dal titolo “Il Made in Italy incontra il digitale”, si propone quindi di indagare come e in che misura queste nuove tecnologie siano entrate nel sistema Made in Italy e siano state in grado di portare valore ed efficienza in alcuni settori chiave del mercato italiano.

Il contesto

Le nuove tecnologie digitali stanno conquistando sempre più spazio all’interno della produzione industriale di tipo tradizionale e, in alcuni casi, legata alla produzione artigiana. Processi di innovazione che permettono non solo di soppiantare attività routinarie, ma anche di incrementare le opportunità di personalizzazione dei propri prodotti, elemento chiave nel mercato del Made in Italy. Le aziende che hanno già adottato questi cambiamenti si sono rivelate veri e propri casi di successo nel loro settore.

È “l’economia del su misura”, titolo anche di un libro sul tema scritto da Paolo Manfredi, responsabile delle strategie digitali di Confartigianato: promuovere un nuovo modo di produrre, basato sulla personalizzazione ma legato a nuove tecnologie, è la chiave per porsi in modo nuovo sui mercati internazionali. Proprio l’Italia, per le caratteristiche di unicità della sua produzione, può rivelarsi un laboratorio particolarmente interessante per l’applicazione delle tecnologie digitali all’interno dei processi produttivi e non solo.

“La combinazione fra saper fare tradizionale e nuove tecnologie rappresenta un tratto originale del prodotto italiano che il cliente internazionale riconosce e apprezza.”

I settori analizzati

La ricerca si pone come obiettivo di misurare il grado di penetrazione di alcune particolari tecnologie della manifattura digitale – nello specifico il laser, la stampa 3D, la robotica, l’e-commerce e il web – all’interno del tessuto produttivo italiano. L’indagine ha riguardato 787 imprese del Made in Italy di consumo attive in particolare in tre settori: sistema casa, sistema moda, sistema orafo.

Le aree interessate

L’analisi dei primi dati e dei casi di successo per ciascun settore può già darci una prima serie di elementi per capire quali siano le principali aree di intervento interessate da questo cambiamento.

  1. Digitalizzazione del prodotto: la messa a punto di cataloghi e progetti digitali può aiutare ad affrontare il tema della varietà in maniera sostenibile.
  2. Comunicazione e commercio elettronico: una comunicazione innovativa, soprattutto in rete, è un elemento chiave per posizionarsi sui mercati internazionali.
  3. Rendere intelligenti e connessi gli oggetti della tradizione manifatturiera del Paese: anche piccoli produttori possono riuscire a proporre al mercato strumenti intelligenti grazie a tecnologie pensate per un utilizzo universale.

“Sono esempi che raccontano una manifattura in grado di valorizzare un patrimonio consistente di cultura materiale attraverso la sua ibridazione con tecnologie sempre più accessibili. Parlano di un nuovo rapporto con la domanda, fatto di interazione e dialogo.”

I risultati preliminari: le imprese alle “frontiere tecnologiche”

I primi risultati mostrano come le aziende che si pongono alle “frontiere tecnologiche” nei tre comparti analizzati abbiano registrato performance migliori rispetto alla media. Analisi qualitative hanno permesso inoltre di individuare, all’interno di ciascuna area, un sottoinsieme di imprese che hanno sviluppato un mix tecnologico ricorrente e che rappresentano quindi una “frontiera tecnologica” settoriale.

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“Questa nuova artigianalità tecnologicamente all’avanguardia costituisce uno degli aspetti più interessanti del nostro sistema economico e testimonia la possibilità di una declinazione in chiave umanistica delle tecnologie della terza rivoluzione industriale. Un modello da incoraggiare e da promuovere in chiave internazionale.”

“Il Made in Italy incontra il digitale” è una ricerca realizzata da Fondazione Nord Est e finanziata da Banca IFIS, curata da Stefano Micelli, Direttore Scientifico di Fondazione Nord Est e Gianluca Toschi, ricercatore area studi economici di Fondazione Nord Est.

Stefano Micelli ha presentato i risultati preliminari della ricerca il 5 luglio scorso durante l’evento “La geografia digitale delle imprese Made in Italy”, organizzato da Banca IFIS presso la Direzione Generale di Mestre. Nel corso della serata sono intervenuti anche Paolo Manfredi, responsabile delle strategie digitali di Confartigianato – che ha presentato il suo libro “L’economia del su misura” (Marsilio, 2016) – Leonardo Boni di Baldi Home Jewels, che ha offerto un’interessante testimonianza di come le tecnologie digitali siano già in grado di dare un significativo apporto ai processi produttivi in settori chiave del Made in Italy, e il Direttore Generale di Banca IFIS Alberto Staccione, che ha presentato Botteghe Digitali, il progetto di mentoring dedicato agli artigiani italiani e ideato da Banca IFIS insieme a Giorgio Soffiato di Marketing Arena e Stefano Micelli. In veste di moderatrice della discussione era presente Eleonora Vallin, giornalista del Gruppo Editoriale L’Espresso.

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