26 Novembre 2015

Manifattura Italiana: le PMI tornano a crescere nel 2015

Sono stati resi noti nei giorni scorsi i dati di Confindustria sugli Scenari Industriali di novembre 2015, che fanno segnare risultati timidamente positivi per la manifattura italiana

La tendenza è “ancora lenta e assai disomogenea tra i suoi comparti”, riporta lo studio, ma vanno segnalati tre importanti indicatori della vitalità del settore: l’alta propensione all’innovazione, l’elevato tasso di investimento e la complessità dell’export.

Dai dati di Confindustria emerge che l’Italia si colloca all’ottavo posto a livello mondiale nella classifica dei paesi manifatturieri, con una quota sulla produzione globale realizzata dalle PMI italiane che nel 2014 era del 2,5% (in flessione di un decimo di punto rispetto al 2012) e che è risalita del 2,3% tra settembre 2014 e agosto 2015.

Purtroppo, però, i dati positivi non riguardano tutti i settori:

  • +70% le imprese che producono motoveicoli e rimorchi;
  • +15% il settore farmaceutico, le bevande, l’abbigliamento, i macchinari e le attrezzature;
  • +10% i mobili;
  • -4% il settore del legno, i prodotti in metallo, la pelletteria e le calzature.

“L’ampia articolazione del manifatturiero – riporta lo studio sugli Scenari Industriali – ha permesso all’Italia di difendere bene la specializzazione nei suoi tradizionali comparti di forza legati a moda e design, contrastando l’avanzata cinese nelle fasce basse di mercato con la maggiore produttività e l’innalzamento dei valori unitari. Sono pero’, comparti che rappresentano appena il 15,1% dell’export italiano (dal 21,9% del 1991), a dimostrazione della robustezza e varietà industriale del paese”.

Un altro interessante dato rilevato dallo studio, riguarda il fatto che le imprese manifatturiere italiane fanno registrare una significativa propensione all’innovazione, che mette le PMI nostrane al secondo posto rispetto solo alle colleghe tedesche.

La quota delle aziende italiane che hanno introdotto innovazione di prodotto nel 2012, infatti, è pari al 32%, contro il 44% di quelle tedesche, il 28% delle francesi e britanniche e il 14% di quelle spagnole.

Per quanto riguarda l’innovazione di processo, invece, la quota delle PMI italiane sale al 35%, che le pone davanti anche alle imprese delle Germania, con il 31%, della Francia con il 28%, della Gran Bretagna con il 17% e della Spagna con il 19%.

I dati, scaricabili nel Report di Confindustria, quindi lasciano ben sperare in ottica futura, anche se è ancora presto per lasciarsi andare a facili entusiasmi.

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